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FACCIALI FILTRANTI - FAQ DOMANDE FREQUENTI

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Speciale SMOG  -   Polveri sottili e PM10

GLI INQUINANTI DELL´ARIA

L´atmosfera è una miscela di gas e vapore acqueo.
Alcuni di questi gas sono inquinanti: cosa vuol dire esattamente?
Lo spiega bene l´Agenzia Europea per l´Ambiente:

 
“Gli inquinanti sono sostanze che immesse direttamente o indirettamente nell´aria e nell´ambiente, possono avere effetti nocivi sulla salute umana o sull´ambiente nel suo complesso. Molte di queste sostanze possono essere già presenti in natura a basse concentrazioni con origine da processi naturali, altre possono essere di sola origine antropica”.

I principali inquinanti dell´aria sono: 

  • Il biossido di zolfo (SO2)
  • Il biossido di azoto (NO2)
  • Il monossido di carbonio (CO)
  • Ozono (O3)
  • Benzene (C6H6)
  • Polveri sottili (PM10 – PM2,5)

LE POLVERI FINI (PM10 - PM2,5)

Le polveri sottili sono formate da sostanze tossiche e cancerogene. Raggiungono le parti più profonde e delicate dei nostri polmoni, dove si accumulano. Il traffico automobilistico è la causa principale di questa forma di inquinamento.

La famigerata sigla PM 10 sta per Particulate Matter, ossia: Materia Particolata (in piccole particelle).

10 significa che le particelle hanno un diametro inferiore ai 10 micron (10 millesimi di mm).

Si tratta di particelle microscopiche non visibili a occhio nudo. Sono minuscoli frammenti di sostanze organiche (fibre animali e vegetali, pollini, batteri, spore) e inorganiche (metalli pesanti, fibre di amianto, solfati, nitrati, polveri di carbone e di catrame, ecc). Le particelle sono diffuse nell´aria, per questo si parla di particolato atmosferico o aerodisperso.

Il PM2,5 è la frazione più fine del PM10, costituita dalle particelle con diametro uguale o inferiore a 2,5 micron.

Il PM 2,5 è il particolato più pericoloso per la salute e l´ambiente: infatti questo particolato è quello che si deposita sugli alveoli e inoltre può rimanere sospeso nell´atmosfera per giorni.

Da uno studio condotto dall´Agenzia regionale per la protezione dell´ambiente della Lombardia si evidenzia che la fonte principale di produzione del PM 10 è il traffico veicolare. Il comune di Milano contribuisce a circa il 24% delle emissioni provinciali: di questa quota il traffico conta per l´83% e il riscaldamento per il 16%. Per i veicoli il combustibile più inquinante è il diesel; per gli impianti di riscaldamento è il gas combustibile, seguito dal gasolio. I combustibili meno dannosi sono metano e GPL. 

GLI EFFETTI SULLA SALUTE DELL´UOMO

Il PM 2,5 , la frazione più fine del PM10, è particolarmente insidioso perché entra nei nostri polmoni a ogni respiro ed è tanto piccolo da raggiungere senza difficoltà gli alveoli polmonari. Qui gli elementi estranei vengono inghiottiti da cellule del nostro sistema di difesa, dette ‘macrofagi´, che tentano di distruggere l´intruso digerendolo; se non ci riescono lo tengono nascosto dentro di sé. Questa situazione comporta due tipi di rischi:

1° La continua entrata di elementi estranei negli alveoli può danneggiare lo strato di cellule responsabili degli scambi gassosi (l´entrata di ossigeno e la fuoriuscita di anidride carbonica) e provocare problemi alla respirazione.

2° Se le sostanze che i macrofagi non riescono a digerire si accumulano nell´organismo, essendo tossiche o cancerogene, possono provocare nel tempo l´insorgenza di malattie gravi.

La pericolosità del PM 10, ed in particolare del PM 2,5 , è stata dimostrata da numerosi studi epidemiologici.

Il PM 2,5 è infatti una miscela complessa di migliaia di composti chimici e alcuni di questi sono di estremo interesse a causa della loro tossicità. L´attenzione è rivolta agli idrocarburi aromatici policiclici (PHA) che svolgono un ruolo nello sviluppo del cancro. Alcuni nomi: Fluoranthene, Pyrene, Chrysene, Benz[a]anthracene, Benzo[b]fluoranthene, Benzo[k]fluoranthene, Benzo[a]pyrene, Dibenz[a,h]anthracene. Gli effetti nocivi sono proporzionali alla concentrazione e (come è stato dichiarato dall´Organizzazione Mondiale della Sanità) non è possibile individuare un valore al di sotto del quale il PM 10 - PM 2,5 non provochi un danno alla salute. Ci sono effetti di tipo acuto che si riscontrano nei giorni in cui la concentrazione degli inquinanti è più elevata: infezioni respiratorie acute, crisi d´asma, disturbi circolatori e ischemici, aggravamento dei sintomi respiratori e cardiaci in soggetti predisposti. Altri effetti, di tipo cronico, sono dovuti alla presenza nell´aria per lungo periodo degli inquinanti: tosse e catarro persistenti, bronchiti croniche, diminuzione della capacità polmonare. 

 

Più il PM è piccolo, più strada percorre …….

I gas nocivi e le polveri rappresentano un vero pericolo per la salute. L´ultimo studio epidemiologico, «Misa-2», pubblicato come supplemento della rivista «Epidemiologia Prevenzione» raccoglie il lavoro di un centinaio tra epidemiologi di università e agenzie sanitarie pubbliche e tecnici delle Arpa. Mettendo in relazione giorno per giorno, tra il 1996 e il 2002, mortalità e ricoveri delle 15 più popolose città italiane con i dati delle centraline ottiene risultati preoccupanti: «A ogni innalzamento della concentrazione degli inquinanti nell´aria, seguono immancabilmente nei dieci giorni successivi più morti e ricoveri». Il totale dei decessi in un anno sono circa 2mila. Le città prese in esame rappresentano meno di un quinto della popolazione italiana: il saldo delle morti sull´intero territorio nazionale potrebbe salire «a circa 10 mila».

I LIMITI FISSATI DALLA NORMATIVA

L´UE, con direttiva 1999/30/CE del 22 aprile 1999 riguardante le concentrazioni di PM10, (recepita dal D.M. 02/04/2002 n.60 ) ha stabilito il valore limite giornaliero delle PM10, che non deve superare i 50 µg/m3 , limite da non superarsi più di 35 volte all´anno.
La stessa direttiva fissa inoltre il valore limite annuale di 40 µg/m3 .

Successivamente al 01/01/2005 il valore limite giornaliero di 50 mg/mc non potrà essere essere superato più di 7 volte all´anno , ed il valore limite annuale è portato a 20 µg/m3 . (Valori limite indicativi da rivedere con successivo decreto sulla base della futura normativa comunitaria).

LE MISURAZIONI IN TEMPO REALE 

I FACCIALI FILTRANTI

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I facciali filtranti sono una forma di protezione delle vie respiratorie da adottare da chi è a contatto con l´inquinamento da traffico cittadino.

Al momento l´utilizzo di un facciale filtrante è l´ unico rimedio possibile che i semplici cittadini, ciclisti e motociclisti ecc. possono adottare per difendersi dalle polveri sottili, visti gli scarsi effetti ottenuti con i provvedimenti di limitazione del traffico.

Usa solo mascherine marchiate EN 149 : le mascherine che spesso si vedono indossate da passanti, ciclisti e purtroppo anche dalle forze dell´ordine, NON sono assolutamente adatte alla filtrazione delle polveri fini. Si tratta infatti delle cosiddette "mascherine igieniche" per polveri grossolane, non conformi alla norma EN149 e non offrono alcuna protezione se non, come detto, per le polveri grossolane. Per legge non è permesso utilizzarle come dispositivo di protezione individuale, ma per la protezione dell´ambiente esterno da possibili contaminazioni originate da chi indossa la mascherina.
Le mascherine non marchiate EN149 possono infatti servire esclusivamente per prevenire possibili contaminazioni del prodotto manipolato, viene quindi protetto l´ambiente esterno dall´utilizzatore , e NON chi indossa la mascherina. (esempio: industrie alimentari).

La Norma Europea EN 149 suddivide i facciali filtranti in base alla efficienza filtrante minima che devono garantire e li classifica in 3 categorie:

FFP1: Efficienza filtrante minima garantita 78 %

FFP2: Efficienza filtrante minima garantita 92 %

FFP3: Efficienza filtrante minima garantita 98 %

Ma allora quale facciale filtrante bisogna indossare ?

Per tutte quelle categorie di persone per le quali è necessaria una protezione generica dal PM 10, e per le quali si prevede una esposizione limitata durante la giornata, consigliamo un facciale filtrante di categoria FFP1 , la cui efficienza filtrante dei modelli ICEA/linea REFIL è rappresentata dal grafico sottostante:

 

Per quelle categorie di persone che svolgono attività lavorativa e continuativa in mezzo al traffico cittadino (polizia municipale, edicolanti, personale alle pompe di benzina ecc.) è consigliata una maschera protettiva del tipo FFP2 , la cui efficienza filtrante dei modelli ICEA/linea REFIL è rappresentata dal grafico sottostante:

 

I modelli ICEA della linea REFIL:

FFP1:   50610   50611 

FFP2:  50630   50631  

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COME INDIVIDUARE IL FACCIALE FILTRANTE ADATTO

Tutte le attività industriali e artigianali producono, durante le lavorazioni, dei microinquinanti (sotto forma di polveri, fumi, vapori, ecc.) che si disperdono negli ambienti di lavoro.

Basti pensare alle polveri di legno in una falegnameria, all´emissione di solventi nella fase di verniciatura o fumi di metalli in una saldatura.

La presenza dell´inquinamento da sostanze chimiche nell´ambiente di lavoro può divenire, a seconda della concentrazione raggiunta, di notevole rischio nei confronti del personale esposto.

Queste sostanze contaminanti si posso presentare sotto forma di:

Polveri, Nebbie e Fumi

Con questi termini si intendono particelle solide sospese nell aria (quello che solitamente viene definito particolato).
Siamo in presenza di polveri quando un materiale solido viene scomposto in minuscoli frammenti. Naturalmente più fine è la polvere, maggiore è il rischio per l’operatore.
Le nebbie sono minuscole gocce che si formano partendo da materiali liquidi mediante processi di nebulizzazione e condensazione, come per esempio la verniciatura a spruzzo. I fumi, infine, si formano quando un qualsiasi materiale allo stato solido viene vaporizzato da un elevato calore: il vapore così formato si raffredda molto velocemente e condensa in particelle finissime.
Per proteggersi da polveri nebbie e fumi si utilizzano i facciali filtranti certificati secondo la normativa EN149, dispositivi che utilizzano un metodo di filtrazione simile a quello di una rete che cattura particelle che per la loro dimensione non passano attraverso le maglie della rete stessa.

ATTENZIONE: Mascherine igieniche economiche per polvere grossolana (particelle con diametro maggiore di 5 micron) non conformi alla Norma EN149 non offrono alcuna protezione e, per legge, non è permesso utilizzarle come dispositivo di protezione individuale.
Non dimentichiamo infatti che la polvere grossolana è comunque sempre accompagnata dalla presenza di polvere fine.
Le mascherine igieniche economiche non certificate prevengono possibili contaminazioni del prodotto manipolato, viene quindi protetto l´ambiente esterno dall´utilizzatore, e NON chi indossa la mascherina. (esempio: industrie alimentari).

Gas e Vapori

In questo caso ci troviamo di fronte ad agenti contaminanti che si comportano esattamente come l´aria e si vanno a combinare con l´atmosfera circostante.
Gas e vapori sono costituiti da molecole così piccole da essere in grado di penetrare i filtri dei facciali filtranti, pertanto si rende necessario l´impiego di un filtro chimico, come ad es. i filtri a carboni attivi delle semimaschere o delle maschere pieno facciale che agiscono come una spugna nei confronti di gas o vapori.
Il tipo di rischio più comune è quello derivante da gas e vapori organici (per esempio solventi, vernici, vernici a spruzzo ed adesivi).

Valori limite (TLV)

I "TLV" sono i valori limite di esposizione elaborati dall´Associazione degli Igienisti Americani (ACGIH), ed indicano le concentrazioni massime delle sostanze disperse nell´aria alle quali si ritiene che la maggior parte dei lavoratori possa rimanere esposta ripetutamente senza alcun effetto negativo per la salute;
più il TLV è basso e più una sostanza è pericolosa, in quanto basta una piccola quantità presente nell´ambiente di lavoro per creare una situazione di rischio.
Esempio: il TLV della cellulosa è pari a 10 mg/m³. Ciò significa che in concentrazioni fino a tale valore il lavoratore non corre rischi. In presenza di polveri e nebbie di rame il valore limite è pari a 1 mg/m³:
da ciò è intuibile che le polveri di rame sono più pericolose rispetto a quelle di cellulosa.

Al fine di semplificare la valutazione degli inquinanti in ambiente di lavoro, gli Igienisti Americani dell´ACGIH hanno  definito i TLV in 3 categorie:

  • TLV-TWA (Threshold Limit Value - Time Weighted Average)
  • TLV-STEL (Threshold Limit Value - Short Term Exposure Limit)
  • TLV-C (Threshold Limit Value - Ceiling)

 

TLV-TWA È il valore limite per esposizioni prolungate nel tempo (è il limite più importante). Rappresenta la concentrazione media, ponderata nel tempo, degli inquinanti presenti nell´aria degli ambienti di lavoro nell´arco dell´intero turno lavorativo ed alle quali si presume che il lavoratore possa trovarsi esposto 8 ore al giorno, per 5 giorni alla settimana, per tutta la durata della vita lavorativa senza risentire effetti dannosi.

TLV-STEL È il valore limite per esposizioni di breve durata. Rappresenta la concentrazione alla quale i lavoratori possono essere esposti per brevi periodi di tempo (max 15 minuti) senza che insorgano irritazioni, danni cronici o irreversibili dei tessuti, oppure riduzione dello stato di vigilanza che possano aumentare le probabilità di infortuni, o influire sulle capacità di mettersi in salvo in caso di emergenza, o ridurre materialmente l´efficienza lavorativa.

TLV-C È il valore limite di soglia massimo. Rappresenta quella concentrazione che non può essere mai superata durante tutto il turno lavorativo neanche per un istante. Il TLV-C è previsto solo per un insieme di sostanze (che rappresentano quasi un quarto di quelle presenti nella tabella dell´ACGIH) ad azione immediata, irritante sulle mucose o ad effetto narcotico, tale da interferire rapidamente sullo stato di autocontrollo e di attenzione del lavoratore con possibili dannose conseguenze sulla persona stessa (infortuni) o sulle operazioni tecniche cui è preposto.

La tabella ACGIH

Di seguito viene riportato, a titolo di esempio, un breve stralcio dell´elenco dei TLV individuati dall´ACGIH

Sostanza
Valori limite (anno di aggiornamento: 2001)
 
  TLV-TWA
(in mg/m³)
TLV-STEL
(in mg/m³)
TLV-C
(in mg/m³)
Polveri di legno duro 1,00    
Polveri di legno dolce 5,00 10,00  
Nicotina 0,50    
Cellulosa 10,00    
Ammoniaca 17,00 24,00  
Nerofumo 3,50    
Silicato di calcio 10,00    
Cromo VI 0,01    
Rame, polveri e nebbie 1,00    
Anidride carbonica 9.000,00 54.000,00  
Epicloridrina 1,90    
Acetone 1.180,00 1.782,00  
Alcool metilico (metanolo) 262,00 328,00  
Formaldeide     0,37
Stirene 85,00 170,00  
Toluene 188,00    
Xileni 434,00 651,00  

IL FACCIALE FILTRANTE ADATTO

Il Decreto Ministeriale 2 maggio 2001 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n° 209 dell´8 settembre 2001 - Supplemento Ordinario n° 226) fissa dei criteri ben precisi al fine di determinare il corretto facciale filtrante  da utilizzarsi in un determinato ambiente di lavoro.

A tale scopo occorre conoscere:

- Il tipo di contaminante
Per  particelle solide e liquide non volatili (polveri, nebbie e fumi) si consiglia l´uso di facciali filtranti o semimaschere (nel caso in cui sia richiesta l´ermeticità assoluta).
Per Gas o Vapori si consiglia invece l´utilizzo di semimaschere o maschere pieno facciale dotate di filtri ai carboni attivi

- La concentrazione del contaminante
L´analisi dei rischi che l´azienda ha compiuto ai fini della legge 626 ci fornisce la concentrazione della sostanza dispersa in quel particolare ambiente, valore che bisogna confrontare con il valore limite di esposizione (TLV) per quella sostanza, dato che si rileva facilmente da manuali tecnici o dalle schede di sicurezza della sostanza stessa.

Nel caso di particelle solide e liquide non volatili (polveri, nebbie e fumi):

Se la concentrazione è inferiore al TLV: non è necessario adottare alcuna protezione individuale.

Se la concentrazione è maggiore del TLV e inferiore a 4 volte il TLV: è necessario utilizzare un facciale filtrante FFP1.

Se la concentrazione è compresa tra 4 volte il TLV e 10 volte il TLV: è necessario utilizzare un facciale filtrante FFP2.

Se la concentrazione è compresa tra 10 volte e 30 volte il TLV: è necessario utilizzare un facciale filtrante FFP3.

Esempio
Polveri di cellulosa
TLV = 10 mg/m³

Se la concentrazione è inferiore a 10 mg/m³: non è necessaria alcuna protezione.

Se la concentrazione è compresa tra 10 mg/m³ e 40 mg/m³: bisogna utilizzare un facciale FFP1

Se la concentrazione è compresa tra 40 mg/m³ e 100 mg/m³: bisogna utilizzare un facciale FFP2

Se la concentrazione è compresa tra 100 mg/m³ e 300 mg/m³: bisogna utilizzare un facciale FFP3

Quando non si conosce la concentrazione del contaminante, in casi eccezionali, si può scegliere il facciale in base al valore del TLV della sostanza stessa:

FFP1 per sostanze il cui TLV > 10   mg/mc
FFP2 per sostanze il cui 0,1 < TLV < 10   mg/mc
FFP3 per sostanze il cui < 0,1  mg/mc 

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Normativa di riferimento

I facciali filtranti della linea REFIL sono conformi alla normativa EN149: 2001  e quindi forniscono protezione da particelle solide e liquide non volatili. I facciali vengono infatti testati con il cloruro di sodio (NaCl) per verificare l´efficienza filtrante nei confronti di particelle solide, e con olio di paraffina per verificare l´efficienza filtrante nei confronti di particelle liquide.

Caratteristiche

 

 

Il materiale filtrante è costituito da diversi strati di polipropilene e/o microfibra di policarbonato (a seconda dei modelli), caricati elettrostaticamente al fine di ottenere una maggiore efficienza filtrante.
Gli strati sono uniti tra loro tramite saldature ad ultrasuoni, e questo garantisce  che, sotto l´effetto dell´umidità dell´aria respirata
- gli strati stessi non si separino , evitando che lo strato più interno vada a contatto con la bocca o il viso
- la struttura stessa non si indebolisca pregiudicando la forma del facciale. Tutto ciò, insieme all´estrema morbidezza del materiale, rende il facciale estremamente confortevole.

 

 

La forma anatomica tridimensionale :

- crea un ampio volume  tra viso e facciale facilitando  la respirazione ed eliminando la sensazione di soffocamento.
- consente una costante aderenza al viso anche nei punti più irregolari, come nel sottomento o sugli zigomi, e anche quando l´operatore muove la mascella parlando.
- permette una comoda conservazione anche in tasca, piegando la mascherina e riponendola nell´involucro in plastica  originale, senza che la forma stessa venga deformata impedendone l’utilizzo successivo.

 

 

La bardatura è costituita da un elastico unico e scorrevole di doppio spessore al fine di evitare rotture durante l´utilizzo del respiratore, con attacco alla struttura della maschera attraverso robuste saldature ad ultrasuoni (e non deboli graffette metalliche); ciò permette:
- di avere maggiori possibilità di regolazione della tensione dell’elastico o verso l’alto o verso il basso a piacere dell’utilizzatore
- di utilizzare eventualmente solo la parte alta o quella bassa dell’elastico

 

 

La valvola di espirazione (in polipropilene e gomma naturale) evita la formazione di condensa all’interno del respiratore, prolungando  l’efficienza e la durata del respiratore oltre a rendere meno faticosa la respirazione  dell’utilizzatore.  Inoltre la particolare forma e orientamento della valvola, che direziona l’aria espirata verso il basso, consente l’utilizzo anche in combinazione con occhiali.

 

 

Lo stringinaso è costituito da una linguetta modellabile per una perfetta aderenza del facciale al viso.

 

 

Ogni mascherina è imbustata singolarmente, ciò garantisce maggiore igiene in fase di consegna  all´utilizzatore e nei momenti nei quali essa non viene utilizzata.

La Scatola dispenser con apertura a finestra permette un prelievo funzionale ed una conservazione ordinata delle mascherine.

 

 

E´ disponibile un espositore da 6 scatole per il tuo punto vendita.
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Settori d´impiego

50610 (FFP1) - 50611 (FFP1 + valvola) Efficienza filtrante minima = 78 % 

  • Industria mineraria
  • Agricoltura
  • Lavorazione del legno (montaggio,installazione e abrasione vernice)
  • Edilizia (cemento)
  • Tinteggiature
  • Bricolage e fai da te
  • Lavorazione del metallo (abrasione ruggine)
  • Industria tessile
  • Traffico cittadino
  • Protezione da pollini
  • Industria del vetro
  • Artigianato
  • Produzione di vernici
  • Lavorazione del marmo/gesso/cemento

50630 (FFP2) - 50631 (FFP2 + valvola) Efficienza filtrante minima = 92 % 

  • Industria metalmeccanica
  • Lavorazione del legno (carteggiatura, levigatura)
  • Agricoltura
  • Edilizia (fibra di vetro)
  • Cantieristica navale
  • Traffico cittadino
  • Operazioni di verniciatura
  • Operazioni di carteggiatura vernice e metallo
  • Manutezione stampanti (polveri di toner)
  • Ospedali e case di cura
  • Laboratori
  • Lavorazione del metallo
  • Ambito sanitario

50641 (FFP2 +carboni attivi+ valvola) Efficienza filtrante minima = 92 % 

  • Industria metalmeccanica
  • Agricoltura
  • Edilizia
  • Cantieristica navale
  • Ospedali e case di cura
  • Laboratori

     Odori sgradevoli e vapori organici:

  • Lavorazione del metallo compresa la carteggiatura
  • Saldature generiche
  • Operazioni di verniciatura
  • Ospedali e case di cura
  • Laboratori
  • Ambito sanitario

50651 (FFP3D + valvola) Efficienza filtrante minima = 98 % 

  • Industria farmaceutica e chimica
  • Laboratori
  • Ambito sanitario
  • Prevenzione contagio da virus e batteri
  • Edilizia, smaltimento amianto
  • Saldatura
  • Industria nucleare
  • Smaltimento di rifiuti tossici (Amianto ecc.)
  • Produzione di batterie (Ni-Cad)

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In ambito sanitario i respiratori sono utili per la difesa dalla presenza nell’aria di contaminanti di tipo biologico e/o chimico.
Rischio biologico 
Come per tutti gli altri rischi, saranno in ogni caso prioritarie tutte le misure atte a ridurre la contaminazione ambientale: i respiratori potranno essere usati in alcuni casi per intervenire sul rischio residuo. Va ricordato che non esiste una norma di riferimento specifica per l’utilizzo di tali sistemi filtranti in presenza di bioaerosoli.
Per situazioni di rischio elevato, come ad esempio, la broncoscopia è suggerito l’utilizzo delle maschere FFFP3 (50651), per le normali operazioni di assistenza al malato la FFP2 (50630 o 50631).
Rischio chimico
In tutte le operazioni che prevedono l’uso di agenti chimici occorre privilegiare le misure di prevenzione collettiva quali le cappe.
Preparazione di farmaci antiblastici: i farmaci vanno preparati sotto cappa a flusso laminare. E’ comunque utile, per eliminare il rischio residuo, usare maschere filtranti FFP2 (50630 o 50631). Tale misura è di fondamentale importanza in caso di incidente.Uso di formaldeide e/o glutaraldeide: nel caso fosse presente un’ efficace aspirazione localizzata non si ritiene obbligatorio l’uso dei facciali filtranti, se invece, ci si trova in presenza di ricambio naturale dell’aria, perlomeno nei momenti di maggiore esposizione, si dovrà indossare un facciale filtrante con strato di carboni attivi per vapori organici (50641).Laboratori analisi: nei laboratori dove vengono eseguite analisi chimico-cliniche e di laboratorio vengono comunemente usate diverse sostanze chimiche, che vengono però utilizzate in piccole quantità e/o a ciclo chiuso. Le operazioni che possono comportare un’esposizione significativa devono essere eseguite sotto cappa. Nelle comuni routine non è quindi giustificato l’uso di respiratori. Nel caso di incidenti nei quali si abbiano sversamenti importanti è bene utilizzare maschere pienofacciali con filtri universali (A2B2E2K2P3).
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Protezione delle vie respiratorie ed influenza aviaria

L’influenza aviaria è una malattia virale che colpisce volatili selvatici e domestici che, una volta infettati, eliminano il virus in grandi quantità attraverso le feci e le secrezioni respiratorie; i virus dell´influenza aviaria, di solito non infettano direttamente l´uomo. Il virus può sopravvivere nei tessuti e nelle feci di animali infetti per lunghi periodi, soprattutto a basse temperature (oltre 4 giorni a 22°C e più di 30 giorni a 0°C) e può restare vitale indefinitamente in materiale congelato. Al contrario, è sensibile all’azione del calore (almeno 70°C) e viene completamente distrutto durante le procedure di cottura degli alimenti. Al momento, la sua trasmissione è stata dimostrata soltanto da animali infetti all’uomo ed è correlata al contatto stretto con animali vivi infetti e/o con le loro deiezioni, mentre non c´è alcuna evidenza di trasmissione da uomo a uomo, né di trasmissione attraverso il consumo di carni avicole o uova. Al fine di impedire l’introduzione della malattia nel territorio comunitario, a seguito dell’insorgenza della medesima in numerosi Paesi asiatici, la Commissione Europea e il Ministero della Salute hanno disposto:- il divieto di importazione dalla Thailandia di carne di pollame e prodotti derivati (la Thailandia era l’unico Paese, tra quelli interessati dall’epidemia, autorizzato ad esportare carne di pollame verso la Comunità europea)- il divieto di importazione di uccelli ornamentali e da voliera da tutti i Paesi interessati dall’epidemia. Va inoltre precisato che nessuno dei Paesi asiatici interessato dall’epidemia è stato mai autorizzato ad esportare pollame vivo di interesse zootecnico nell’Unione Europea.

 

DOMANDE FREQUENTI

Che cos’e l’influenza aviaria e come si possono riconoscerne i sintomi?
E’ una infezione virale che può interessare gli uccelli selvatici e domestici come polli e tacchini, causandone la morte. E’ causata da virus influenzali di tipo A che possono infettare anche altri animali quali maiali, cavalli, delfini, balene e l’uomo. Dopo un periodo di incubazione di circa sette giorni, la sintomatologia può variare da un quadro simil-influenzale a forme più gravi, caratterizzate da infezioni oculari, quadri polmonari particolarmente gravi, che possono mettere a rischio la vita.

Quali sono i virus influenzali?
I virus influenzali sono classificati in tre tipi: A, B e C, quest’ultimo con scarso rilievo epidemiologico per l’uomo, poiché causa solo raramente casi sporadici ed epidemie. I virus influenzali di tipo A possono essere suddivisi in sottotipi sulla base delle loro proteine di superficie – emoagglutinina (HA) e neuraminidasi (NA). Si conoscono 15 sottotipi. Mentre tutti i sottotipi possono circolare fra gli uccelli, è noto che solo tre sottotipi di antigene H (H1, H2 ed H3) e due sottotipi di antigene N (N1 ed N2) circolano, o hanno circolato, anche nell’uomo. Il virus influenzale di tipo A può causare infezioni severe in alcune specie animali, inclusi uccelli, maiali, cavalli, delfini e balene. Il virus influenzale che infetta gli uccelli è chiamato “virus dell’influenza aviaria”. Gli uccelli sono una specie importante poiché tutti i sottotipi conosciuti di virus influenzale A si sono diffusi fra uccelli selvatici che vengono, pertanto, considerati l’ospite naturale del virus influenzale A. I virus dell’influenza aviaria, usualmente, non infettano direttamente gli uomini né si trasmettono, normalmente, da persona a persona.

Come si infetta l’uomo?
Usualmente, i virus dell’influenza aviaria non infettano gli uomini; tuttavia, sono state riportate segnalazioni di infezioni umane. L´uomo può infettarsi con il virus dell´influenza aviaria a seguito di contatti diretti con animali infetti (vivi o morti) e/o loro escrezioni (feci, urine, saliva e secrezioni respiratorie), mentre non c´è alcuna evidenza scientifica di trasmissione attraverso il consumo di carni avicole o uova dopo accurata cottura (70 °C).

Quanto tempo può sopravvivere questo virus nell’ambiente?
In genere la “vita” di ciascun virus dipende da diversi fattori ambientali, quali la temperatura e l’umidità e varia molto da virus a virus; in condizioni ottimali, per esempio in ambienti molto umidi e freschi, il virus dell’influenza aviaria potrebbe sopravvivere anche alcune settimane.

Come viene trasmessa l’influenza aviaria e come si può limitarne la diffusione?
Come qualsiasi altro tipo di virus: tramite contatto con saliva, secrezioni nasali e feci o tramite inalazione nei momenti in cui il virus potrebbe trovarsi disperso nell’aria. Nella maggior parte dei casi l´infezione avviene tramite contatto con pollame infettato (dal momento che la maggior parte dei volatili con cui abbiamo a che fare rientrano in questa categoria) o superfici contaminate. Partendo dal presupposto che bisognerebbe evitare il contatto con gli uccelli infettati o le superfici contaminate, si può cercare di prevenire il pericolo prestando attenzione all´igiene delle mani e degli ambienti in cui viviamo.

Esiste un rischio potenziale che il virus dell´influenza aviaria, l´H5N1, possa rendersi responsabile di pandemia influenzale?
Tutti i virus influenzali mutano. E’ possibile che anche il virus dell’influenza aviaria, l´H5N1, subisca una mutazione tale da acquisire la capacità di infettare gli uomini e diffondersi da persona a persona.

La trasmissione dell’influenza aviaria può avvenire da persona a persona?
Ad oggi gli organismi di vigilanza hanno segnalato solo una limitatissima percentuale di contagi avvenuti tramite contatti personali, ritenendo comunque questo evento altamente improbabile nelle condizioni attuali.

Che tipo di dispositivo di protezione individuale (DPI) deve indossare chi per lavoro si trova a contatto con la malattia?
Gli operatori che abitualmente hanno a che fare con volatili infetti dovrebbero indossare almeno un respiratore certificato secondo la normativa EN149 di categoria FFP2 (50630 ; 50631 ; 50641) o superiore(50651). Naturalmente, oltre alle mascherine, vanno indossati guanti usa e getta, abbigliamento protettivo, occhiali di protezione in modo da escludere tutte le possibilità di contagio. I DPI usa e getta devono essere smaltiti secondo la normativa vigente, mentre i DPI riutilizzabili devono essere puliti e disinfettati. In ultimo, ma non meno importante, dopo avere tolto i DPI occorre disinfettare molto bene le mani.

I pazienti affetti da influenza aviaria devono indossare una mascherina chirurgica?
Chiunque sia sospettato di aver contratto l’infezione dovrebbe essere isolato ed indossare una mascherina chirurgica in modo che non contribuisca alla diffusione del contagio per via aerea.

Che tipo di dispositivo di protezione personale (DPI devono indossare gli operatori sanitari?
In accordo a quanto indicato dal CDC (Centers for Disease Control and Prevention) e la WHO (World Health Organization) statunitensi, a causa dell´incertezza sulle modalità di trasmissione della malattia, le precauzioni da prendere devono essere identiche a quelle adottate in caso di Sindrome Respiratoria Acuta Severa (SARS). Quindi guanti, abbigliamento protettivo, protezione degli occhi e protezione respiratoria certificata N-95 NIOSH (standard statunitense) o EN143 P2 - EN149 FFP2 (standard europeo).I modelli ICEA che rientrano in questa categoria sono : 50630; 50631 ; 50641.I DPI usa e getta devono essere smaltiti secondo la normativa vigente, mentre i DPI riutilizzabili devono essere puliti e disinfettati. In ultimo, ma non meno importante, dopo avere tolto i DPI occorre disinfettare molto bene le mani.

Che differenza c’è tra un respiratore certificato come DPI ed una mascherina chirurgica?
I respiratori che hanno ottenuto la certificazione come DPI sono progettati per contribuire a ridurre l´esposizione degli utilizzatori alle particelle sospese nell´aria, quindi ne impediscono l’ingresso nell’organismo. Lo scopo primario di una maschera chirurgica invece è quello di impedire che le particelle biologiche espulse dall´indossatore si diffondano nell´ambiente. Esistono mascherine mediche che sembrano sigillare strettamente il viso ma che in realtà non sono state progettate per proteggere l´utilizzatore dai rischi dispersi nell´aria di conseguenza non dovrebbero essere indossate in sostituzione ai respiratori approvati come DPI (fare sempre attenzione in questo caso che sul respiratore sia apposta una marcatura CE di 3^ categoria così composta: CE+Numero Organismo di certificazione).

I normali respiratori proteggono da batteri e virus?
I respiratori sono progettati per ridurre l’esposizione di chi li indossa ai rischi da agenti chimici o biologici dispersi nell´aria. Gli agenti biologici sono particelle che possono essere filtrate dai filtri per polveri con la stessa efficienza delle particelle non-biologiche che hanno le stesse caratteristiche fisiche (dimensione, forma, ecc.). Diversamente dalla maggior parte delle particelle presenti in ambiti industriali, per gli agenti biologici non è stato fissato nessun limite di esposizione, perciò indossare un respiratore permetterà di ridurre l´esposizione al virus dell’influenza aviaria, ma non non eliminerà il rischio di contrarre l’influenza aviaria.

I respiratori usa e getta essere scambiati fra le persone?
Assolutamente no. I respiratori usa e getta non devono mai essere scambiati.

E’ possibile riutilizzare il respiratore dopo l’uso?
I respiratori usa e getta non devono e non possono essere puliti o disinfettati per un successivo riutilizzo: occorre infatti eliminare il respiratore subito dopo l’uso secondo quanto stabilito dalle normative vigenti. Esistono in commercio alcuni respiratori riutilizzabili che invece possono essere disinfettati con una soluzione delicata di acqua e candeggiante (0,1% ipoclorito di sodio).

Quanto è importante la tenuta del respiratore?
La tenuta è molto importante: se si indossa un respiratore che non ha una perfetta aderenza al volto,le particelle sospese nell´aria possono penetrare tra il bordo di tenuta della maschera ed il viso e raggiungere la zona di respirazione. Bisogna quindi avere l’accortezza di controllare la tenuta del respiratore prima di entrare in un ambiente contaminato ed adottare alcuni piccoli accorgimenti: mantenere il viso ben rasato in modo che barba, baffi lunghi e basette non creino spessore tra il viso ed il facciale e diminuiscano l’efficienza del respiratore.

Link utili:
Ministero della salute
CDC - Centers for Disease Control and Prevention: http://www.cdc.gov/flu/avian
WHO - World Health Organization: http://www.who.int/topics/avian_influenza/en/

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